Borraccia Guglielminetti Prima Guerra Mondiale

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Descrizione

Santa borraccia! Sia benedetto chi t’ha inventata”. Così scrisse negli anni Trenta del secolo scorso il corrispondente di guerra Virgilio Lilli, in uno dei suoi articoli per il Corriere della Sera sulle vicende dei militari italiani impegnati in Etiopia.

Tutto ebbe inizio a Sambughetto (NO). In questo minuscolo paese della Valle Strona, nacque nel 1797 l’artigiano Pietro Guglielminetti.

La borraccia Guglielminetti, poco ingombrante e molto robusta, era formata da otto doghe in legno trattenute in alto e in basso da cerchi di giunco. Anche il tappo e il beccuccio da cui usciva l’acqua erano in legno. Piana da un lato per essere adagiata al fianco e curva dall’altro, era fatta a tutta mano, tracolla compresa. Un oggetto così interessante non sfuggì all’attenzione del Ministero della Guerra. Dal giugno 1853 la borraccia Guglielminetti entrò a far parte ufficialmente dell’attrezzatura dell’esercito del Regno di Sardegna. Nel luglio 1853 i Guglielminetti fornirono all’esercito oltre 7.000 borracce. 10.000 nel 1855, in occasione della guerra in Crimea. E via di questo passo fino all’unità d’Italia e oltre. La borraccia fu adottata anche dagli eserciti inglese, francese, russo e argentino. Nel 1861 Pietro poté comprare per la sua famiglia una proprietà in Borgo San Donato, che fu ingrandita con l’aggiunta di un’officina.

Pietro morì nel 1873, felice di aver sfondato. L’attività fu continuata dai figli, che inventarono una seconda borraccia più funzionale: tratta da un pezzo unico in legno, con cerchi e tappo a vite in metallo, dal 1876 fu usata dal Ministero della Guerra. Nel 1884 La Ditta Fratelli Guglielminetti ottenne anche la medaglia d’oro all’Esposizione Generale di Torino, nella categoria “Industrie degli utensili e dei mobili in legno”

 

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